La concezione della luce nel mondo greco e romano
Nell'antichità classica, la luce è identificata principalmente con la luce solare e naturale. Non è ancora un effetto artificiale ricreato sulla tela, ma un elemento architettonico e filosofico reale. Per i Greci, la bellezza coincide con l'armonia, la proporzione e la chiarezza: la luce del sole mette in mostra la perfezione geometrica dei templi e il candore (originariamente colorato) dei marmi.
Filosofia e Scienza: Questo periodo è dominato dal pensiero di Platone, che nel mito della caverna usa il Sole come metafora del "Bene" e della conoscenza pura, mentre le ombre rappresentano l'ignoranza. Dal punto di vista scientifico, scienziati come Euclide iniziano a studiare l'ottica e la catottrica, scoprendo che la luce viaggia in linea retta e formulando le prime leggi sulla riflessione degli specchi.
L'Opera Significativa: Il Pantheon (Esempio)
Architettura Romana: L'oculo del Pantheon
Il Pantheon di Roma (126 d.C.) è l'esempio più grandioso di come l'architettura antica usasse la luce come materiale da costruzione. L'unica fonte di illuminazione è l'oculo, un'apertura di 9 metri di diametro posta in cima alla cupola.
Il raggio di sole che entra non illumina la stanza in modo diffuso, ma crea un immenso e netto cilindro di luce che si muove all'interno del tempio durante il giorno, comportandosi come una gigantesca meridiana solare. La luce qui diventa la connessione diretta tra l'uomo, l'imperatore e il cosmo astronomico.